Pensieri, Poesia, Racconti

Guaritrice dell’anima

È vivere tutte le vite del mondo in una sola. È vedere il dolore negli occhi e non fuggirne impauriti.  Immergersi nei racconti, nelle storie e nei vissuti senza affogare. Ricucire, rammendare animi frammentati, feriti, fantasmi di una vita logorati da un destino che non ha dato loro tregua. Il viaggio più vero e autentico è all’interno dell’anima umana: l’asimmetria della scoperta dell’ignoto. curare-anima

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Pensieri, Poesia, Racconti

Una giovane donna sola, un ombrello cosparso di lacrime e un uomo che la scruta da lontano e che conosce il dolore e tutto ciò che è perduto. L’addio è solo una delle varianti trame che il destino si diverte ad intrecciare per loro. Lo sa che sarà solo questione di tempo e che prima o poi le loro labbra si sfioreranno ancora e ancora in un lungo ed interminabile istante lungo una vita, prima di dirsi addio –e forse questa volta- per sempre. Lei è bella e vestita dei suoi desideri che non osa raccontare mai, non sa che lui dei desideri non sa più che farsene: li ha presi, stracciati, lacerati, squarciati e li ha osservati annegare negli occhi di lei. Lei che aveva già visto il dolore ancor prima di diventare donna, guardava quell’uomo frantumare, sbriciolare l’ultimo spiraglio di serenità e si chiede che senso abbia avuto attendersi, indugiare così a lungo se poi tutti i sospiri del mondo sono stati gettati sempre più in fondo, giù da quel dirupo. E a nulla serve tentare di riafferrarli prima che cadano perché in cuor suo sa che ormai sono irrimediabilmente perduti. Tutto ciò che può essere ancora salvato è il ricordo di mani che si cercano, che ancora si vogliono, di occhi che si scrutano e di labbra che si baciano. E questo verrà per sempre tramandato nelle terre lontane di quel remoto paesino delle campagne lombarde: la luce dei ricordi illumina il mondo e rinfranca gli animi, anche quelli che si pensano senza speranza –soprattutto quelli che si pensano senza speranza.

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Quell’insensato pum pum

Sentire così forte, così intenso. Dentro. Come la prima volta in quel caffè quando parlavo e tu assopito ascoltavi in silenzio. La prima volta che abbiamo camminato assieme: la voglia di afferrare quella mano e il timore che non l’avresti lasciata mai più. La prima volta che ti ho gridato con gli occhi lucidi di lasciarmi libera mentre immaginavo tutta la mia vita con te. Quando con il sorriso più grande e colmo di gioia ti ho raccontato di avercela fatta e tu orgoglioso mi hai stretta con la stessa forza con cui si sfiorano le farfalle. Perché ci sono momenti che sono stati solo nostri: quando disperatamente cercavi il mio sguardo e mi dicevi di portarti via da quella piazza, che avevi voglia di avermi dappertutto. Quando fissando il mio profilo nudo ritrovavi la voglia di vivere: volevi portarmi a Petra, al tramonto sulla Grande muraglia cinese e persino nel deserto del Sahara. In quei momenti non ci interessavano le guerre e la grande crisi dei valori: non c’era altro che il tuo sguardo addosso mentre viaggiavamo in terre dove nessuno avrebbe mai potuto scovarci. C’era qualcosa di dannatamente perverso e malinconico in noi;  e se la perversione e la malinconia fossero stati una malattia, io mai mi sarei voluta curare. Sei stato mio padre, il mio migliore amico, il mio compagno, la mia anima. A volte sei stato perfino me. E anche se nessuno si ricorderà di noi, io lo so cosa siamo stati l’uno per l’altra: siamo stati tutti gli amori incompiuti, quelli che non superano le avversità ma che con troppa forza non riescono a morire. Siamo stati tutto quello che siamo potuti essere. E se mi fermo e chiudo gli occhi ci vedo. Ci vedo tornare a casa stremati dal lavoro nella quotidianità che tanto avresti voluto per noi, mangiare cibo scadente davanti a un telegiornale qualsiasi aspettando di appisolarci uno tra le braccia dell’altra. Chissà se due come noi avrebbero finito per adeguarsi alla monotonia di tutti i giorni, allo scorrere lento di giorni identici. Chissà se ti fermerai a pensare a tutto quello che perderai quando crederai che una storia come la nostra non è abbastanza: non mi vedrai respirare il profumo del mare mentre attendo l’alba, non mi vedrai scordarmi le chiavi di casa, macchiarmi di sugo e imprecare contro le ingiustizie della vita. Non mi vedrai combattere la società per un futuro migliore e tantomeno vedrai l’impegno e lo sforzo per crescere i miei figli. Non mi vedrai ubriacarmi al mio matrimonio e ridere a squarciagola dalla felicità. Non mi vedrai invecchiare, non vedrai il mio volto sfiorire. Non coccolerai nessuna mia ruga né allevierai alcun mio dolore. Ma forse hai ragione tu: io sono solo una sognatrice che ha sempre avuto timore dello scorrere inesorabile del tempo, delle stagioni che incessantemente si susseguono e degli amori che finiscono. Sono una folle che non ha mai smesso di credere che un amore come il nostro fosse possibile. Ma se hai coraggio almeno per una volta guardami negli occhi e sbattimi in faccia che è questo il motivo per cui mi hai amata. Disperatamente amata. Ostinatamente amata. Come solo chi sta per perdere l’amore può amare. Sei sempre stato geloso della mia irriverenza, della mia cocciutaggine e della mia imprudenza. Perché sapevi che se fossi stato un po’ più me, se avessi creduto così profondamente, non avresti passato il resto della tua vita a vivere di rimpianti. E questo io non lo so se mai potrai perdonartelo.  

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